Passiamo al plot. Echelon e Sai si spartiscono brutalmente ciò che è rimasto della terra. Per sviscerare le risorse nascoste all’interno del pianeta, una gigantesca catastrofe stava per estinguere il genere umano, che si è però salvato ed evoluto prendendo due forme ben distinte. Tecnologia da una parte, adattamento biologico dall’altra. Le premesse narrative che fanno da sfondo a Stormirise, per quanto non prive di qualche stereotipo, sono buone, e spingono il giocatore ad andare avanti con zelo. Come RTS il game propone immediatamente forti componenti innovative. Con una visuale fondamentalmente in terza persona, alle spalle dei soldati, il titolo desidera mettere in prima linea il giocatore, aumentando il livello di immersività. Lo scopo principale del gioco è raggiungere e conquistare dei famigerati “nodi”, unità di stoccaggio utili alla creazione di altre truppe da combattimento e risorse produttive. Dislocati accuratamente lungo la planimetria di ogni mappa, il giocatore è spinto ad una lenta e prudente avanzata verso i suddetti, difesi strenuamente dal nemico. Il sistema di controllo parrebbe inizialmente ottimo. Con l’analogico sinistro indichiamo il punto dove la truppa (o il soldato d’elite dotato di esoscheletro) deve dirigersi. Col destro, puntiamo lo sguardo intorno, alla ricerca di altre unità, che una volta “localizzate”, passeranno immediatamente sotto il nostro controllo.










