Visuale in soggettiva, buio asfissiante al limite della visibilità ed andatura lentissima: sono queste le caratteristiche base del titolo Aquire. Il telecomando rappresenta a conti fatti l’estensione della nostra mano. Potremo puntare la torcia per fendere l’oscurità alla ricerca di indizi e camminare premendo il tasto B. Una volta rilevata una zona sensibile sarà quello “A” ad aiutarci e, strano ma vero, questo è tutto. La semplicità dei controlli è la prima prerogativa di Ju On, che punta tutto sul pathos, l’atmosfera malsana ed i continui richiami al film. L’energia che rappresenta la nostra fonte vitale è la batteria della torcia in dotazione. Sarà quindi indispensabile accumulare più pile possibili per evitare il game over.Suddiviso in capitoli sbloccabili proseguendo nello Story Mode, il game Aquire fa della ricerca di indizi la sua prerogativa principale. Benché spesso non si vada oltre semplici chiavi o classici foglietti di carta, l’esplorazione è sempre serrata, e la paura di rimanere al buio decisamente oppressiva. Anche i famigerati salti dalla sedia non mancano, messi in scena dalle classiche figure bluastre ben note a chi conosce la pellicola originale. Anche se i brividi non mancano, quindi, il continuo sbattere di porte, le apparizioni fugaci ma ossessive o il rauco e onnipresente “gracidio” della fantasma protagonista, cominciano dopo un po’ a edulcorare la tensione, presentandosi con puntuale prevedibilità. Ciò non toglie che lo spirito del film sia ben catturato, proponendo un plot affascinante e misterioso.






