Il titolo è fin dalle premesse molto ambizioso: ad esempio, la superficie del mondo virtuale allestito supera i 14.000 km quadrati (è entrato nel Guinness dei Primati per la sua estensione senza precedenti), offre un'incredibile varietà di superfici e terreni ed è percorribile senza alcun caricamento intermedio. La proposta di gioco ricalca quella di titoli di successo come Burnout Paradise o Test Drive Unlimited: un mondo liberamente esplorabile a piacimento, utilizzando mezzi a due e quattro ruote (terrestri e marini), con numerose gare e sfide (contrassegnate da marker luminosi sparsi lungo la mappa) che potremo ingaggiare con i nostri bolidi allo scopo di vincere oro nero per acquistare nuovi veicoli, e guadagnare stelle per sbloccare nuove aree di gioco.
Purtroppo però Fuel è vittima delle sue stesse ambizioni. Nonostante il vastissimo mondo offra begli scorci naturali e un buon grado di interazione, i programmatori hanno implementato un background dispersivo e fin troppo desolato, un insieme di salite, discese e curve, che sul lungo termine finisce inesorabilmente con l'annoiare il giocatore, vanificando il fattore free-roaming. Inoltre, lo scenario sconfinato rischia a volte di compromettere le corse: senza le enormi frecce rosse che indicano la via corretta da seguire e l'ingombrante bussola su schermo, i fuoristrada ci porterebbero spesso a perdere l'orientamento e la gara. Per fare un esempio, gli ambienti di Burnout Paradise sono stati disegnati in maniera molto più attenta e funzionale alle gare e alla varietà d'esplorazione, ricchi di particolari e dettagli. Analogamente, le ambizioni off-road del titolo, non possono competere con titoli come Motorstorm e Pure, che possono garantire un tasso di spettacolarità non comparabile con quello di Fuel.












