Il punto di forza del gioco quindi è proprio il setting accattivante ed originale, che fa perno su un umorismo da un lato intelligente e dall’altro pecoreccio (come era lo stile del vero Duke, del resto). Le citazioni e le risate si sprecano, dalle frasi memorabili (“Attraversai gli anni ’80 a scorrimento laterale, con addosso più potenza di fuoco che pixel” - “Secondo voi dopo 20 anni di sparatutto ho ancora bisogno di un tutorial?”) alle parodie ed ai tocchi di classe come personaggi che perdono pixel se colpiti, fino ad arrivare ai fantastici achievement fatti apposta per regalare punti col minimo sforzo e prendere in giro il giocatore: ce n’è addirittura uno che premia la semplice pressione del tasto pausa. Le citazioni videoludiche sono argute e numerose: dai riferimenti a giochi e software house storiche (la “Marathon Software” sarebbe la Apogee, vecchio nome della 3D Realms) a battutacce e sorprese legate anche al videogioco moderno (ad esempio verso l’inizio della nostra avventura ci sarà un colpo di scena che parodizza efficacemente quello di Raiden in Metal Gear Solid 2).









