Stavolta non sarà impegnato a dare del filo da torcere a Mario e Pauline, bensì a recuperare la sua riserva di banane sottrattagli subdolamente dai malvagi Kremglins..
A dirla tutta, il Donkey Kong che ci troveremo ad impersonare in questa spettacolare produzione Rare non è esattamente lo stesso che lanciava barili all'indirizzo del baffuto idraulico italiano, bensì il figlioletto Junior, già famoso ai tempi del NES ed ora cresciuto tanto da somigliare al padre. L'originale Donkey Kong senior è comunque presente nel gioco sotto forma del vecchio Cranky Kong, il quale non mancherà di propinarci consigli vari tra una bastonata in testa e l'altra, ma soprattutto si lancerà in esilaranti pistolotti su com'erano belli i tempi andati, fatti solo da una manciata di pixel e tanta giocabilità. Nel corso dell'avventura impersoneremo quindi Junior ed il piccolo scimmiotto Diddy Kong, il quale è sicuramente meno forte di Donkey ma anche più agile. Se si gioca da soli, in qualsiasi momento si può cambiare il personaggio controllato grazie ad un tasto di tag, in seguito alla pressione del quale vedremo i due protagonisti "darsi il cinque" e scambiarsi di posto in pieno stile tag-team wrestling. Quando verremo colpiti solo uno dei due scimmiotti scomparirà, quindi potremo proseguire da soli ed eventualmente riguadagnare la compagnia del nostro amico raggiungendo una delle botti speciali recanti il logo di DK.
Il gioco è un canonico platform a scorrimento orizzontale senza particolari innovazioni, ma stupisce per la straordinaria veste grafica completamente renderizzata e per la giocabilità immediata, varia ed estremamente impegnativa. Dopo i primi facilissimi livelli, infatti, il gioco comincia a diventare davvero ostico, richiedendo salti millimetrici e riflessi fulminei che metteranno alla prova anche i giocatori più esperti. Il tutto si snoda per ben 7 mondi di difficoltà crescente, ognuno dei quali presenta 5 livelli, un boss, un save point (che generalmente si trova dopo i primi 3-4 livelli) ed un'uscita che consente di volare verso qualsiasi area già visitata. E' necessario infatti tornare spesso nei livelli già visitati allo scopo di accumulare vite (utili nei punti più ostici) e per scoprire quante più aree segrete e sezioni bonus possibili.
Nonostante l'alto numero di livelli, la varietà delle situazioni è assicurata non solo dalle ambientazioni piuttosto eterogenee, ma anche da sezioni sottomarine, fasi bonus e stage particolari in cui ci troveremo di volta in volta a guidare carrelli da miniera, gestire luci intermittenti, rifornire montacarichi in debito di energia, ecc.
In ultima analisi Donkey Kong Country si rivela un titolo decisamente impressionante dal punto di vista tecnico, vario, piuttosto longevo e ricco di segreti da scoprire, ma alla fine l'eccessiva difficoltà rovina in parte l'esperienza di gioco: la posizione salvata non consente di tenere più di 5 vite da parte, quindi all'inizio di ogni sessione si è costretti a ripetere svariate volte i primi, facilissimi, livelli per accumulare una quantità smodata di vite e sperare che bastino a superare le difficilissime sezioni avanzate. Addirittura nell'ultimo mondo ci sono un paio di livelli stranamente facili in mezzo ad altri quasi impossibili, segno che la curva di difficoltà non è stata calibrata adeguatamente.









