
Nei primi anni '90 diverse software house italiane si affacciavano timidamente sul mercato, pubblicando giochi pensati per un mercato interno ma talvolta esportati anche all'estero. Alcuni di questi ebbero anche un discreto successo internazionale, come
Over the Net di
Genias,
Formula 1 Manager di
Simulmondo e questo
Clik Clak, meglio conosciuto all'estero come
Gearworks.

La Idea era una software house che si appoggiava principalmente a licenze famose; ricordiamo in particolare i videogames dedicati a
Lupo Alberto, Cattivik e
Sturmtruppen. Al contrario di questi, però,
Clik Clak è un gioco che basa la sua fama solamente sulla giocabilità e sul concept innovativo. E' peculiare infatti vedere come i migliori prodotti della
Idea fossero quelli che non facevano uso di licenze, come lo shoot'em up
Bomber Bob e l'arcade adventure per C64
Moonshadow, ispirato al classico di casa
Palace,
Antiriad.

La trama del gioco (se mai ce ne fosse bisogno in un puzzler) ci vede impegnati a modificare ben 12 monumenti famosi allo scopo di trasformarli in giganteschi orologi meccanici. Tra questi abbiamo
la Torre di Pisa, la Sfinge, il Partenone, la Statua della Libertà e molti altri. Ciò verrà fatto applicando degli ingranaggi di varie dimensioni a dei pioli che ricoprono le superfici (spesso interne) di tali monumenti, al fine di trasmettere il moto da una batteria fino agli ingranaggi finali, di colore rosso.

Se inizialmente questo compito appare estremamente facile ed elementare (gli schermi sono ampi, ricchi di pioli e con un unico ingranaggio finale da collegare), avanzando ci renderemo conto di come la difficoltà sale esponenzialmente: la particolare struttura dei monumenti avanzati, ricchi di ostacoli, colonne e spazi vuoti, costringe il giocatore a cercare il metodo migliore di collegare gli ingranaggi con i pochi pioli a disposizione, in una sfida impegnativa dal level design maledettamente ben congegnato. Il tempo a disposizione è inoltre limitato a causa del surriscaldamento del motore, così come le bombe a disposizione per liberarsi degli ingranaggi di troppo o mal posizionati. Come se ciò non bastasse, dal livello 7 in poi fanno la loro apparizione degli speciali ingranaggi che possono muoversi solo in una direzione (quindi in senso orario o antiorario) costringendo il giocatore a ponderare attentamente il loro piazzamento, pena il blocco del meccanismo.

A complicare le cose ci si metteranno strane creaturine pelose che girano per i livelli a far danno: alcune hanno il potere di far arrugginire gli ingranaggi, facendo surriscaldare più in fretta il motore, altre salteranno sui pioli insistentemente fino a staccarli. Nel primo caso sarà sufficiente usare una goccia d'olio sull'ingranaggio colpito per diminuirne l'attrito, nel secondo non ci sarà nulla da fare e nelle fasi avanzate un piolo perso può voler dire l'impossibilità di risolvere il livello. Fortunatamente abbiamo anche a disposizione un mirino per uccidere le creaturine, ovviamente con colpi contati, o ancora meglio la possibilità di schiacciarle posizionando un nuovo ingranaggio. Alla fine di ogni stage potremo azionare una slot machine per tentare di vincere altre
bombe, gocce d'olio, colpi di fucile o semplicemente punti.

L'aspetto grafico non è particolarmente sgargiante, ma risulta colorato e piacevole. Le musiche al contrario, se inizialmente simpatiche, tendono a stancare abbastanza in fretta. Questo è un peccato perché il comparto audio è curato dallo stesso
Paolo Galimberti che l'anno precedente diede alle stampe l'ottimo
Moonshadow, titolo realizzato da lui sotto tutti gli aspetti che purtroppo vendette pochissimo anche a causa dello
Zzap! italiano: a causa di uno storico errore di impaginazione la lusinghiera recensione del gioco non venne mai pubblicata, con conseguenze nefaste per la carriera del giovane programmatore.