Sia nel Bionic Commando da sala che in Rearmed (e relativo originale NES) vestivamo i panni del comandante Nathan Spencer, il primo soldato bionico che sventò il progetto Albatross e sconfisse l’esercito degli Imperiali. Questo nuovo titolo della serie si svolge però molti anni più tardi, dove in un incipit carpenteriano (in pieno stile Fuga da New York) vediamo che alla fine del conflitto i soldati bionici sono stati accantonati e resi fuorilegge, mentre il nostro Spencer ormai irriconoscibile è stato imprigionato per 5 lunghi anni e poi condannato a morte. L’attempato soprintendente Joseph Gibson (ossia lo stesso Super Joe protagonista di Commando e Mercs) lo libera concedendogli la grazia, e gli offre informazioni su sua moglie scomparsa in cambio dell’ultima missione suicida: una nuova minaccia terroristica si è abbattuta infatti sul mondo occidentale, e pare che ci sia lo zampino di ex-Imperiali affiancati da diversi soldati bionici reietti in cerca di rivalsa.
E’ qui che inizia il gioco, e diciamo subito che non è una passeggiata. Esattamente come in Rearmed, c’è un certo spirito “oldschool” che affiora prepotentemente dal gameplay: il tutto è difficile da padroneggiare ma appassionante ed appagante sulla lunga distanza. Il primo impatto non è dei migliori: si parte senza braccio bionico in una sorta di shooter-stealth, e quando si mettono le mani sull’arto meccanico riuscire a padroneggiarlo non è facile. A differenza infatti di titoli come la serie Spiderman, dove l’aggancio con le ragnatele e lo swing sono praticamente automatici, in Bionic Commando tutto il processo è manuale. Ciò significa che avremo più controllo e più libertà di azione, ma anche comandi più complessi e una curva di apprendimento più ripida.










